Il futuro della bioedilizia è giapponese

case prefabbricate avantIl Paese del Sol Levante presenta aziende leader nel campo delle case prefabbricate, noto anche come bioedilizia o bioarchitettura. Grazie anche ai suoi test volti a verificare la resistenza sismica delle abitazioni, il Giappone si avvia a diventare in futuro la Nazione guida per la realizzazione di residenze sostenibili, belle e resistenti. E per tutte le tasche.

Dati in crescita

I dati parlano chiaro: il settore bio-edile ha avuto un tasso di crescita molto grande negli ultimi dieci anni, aumento di vendite e successo dovuto a tante aziende che hanno ottimizzato le risorse e investito in nuove risorse e tecnologie arrivando nel 2017 a spendere addirittura novanta miliardi di dollari in investimenti. Del resto quello delle case prefabbricate è un mercato che va dagli alloggi per i rifugiati a ville per magnati miliardari, e questo più di ogni altra cosa evidenzia la grande domanda.

Nel mondo, ma soprattutto in Europa uno dei Paesi più attivi è la Svezia, soprattutto per quanto riguarda l’assemblaggio del prefabbricato. Nella nazione nordica infatti la quasi totalità delle abitazioni unifamiliari è composto da case prefabbricate. Naturalmente ciò che rende possibile questo sviluppo è – neanche a dirlo – IKEA, multinazionale al top per quanto riguarda i mobili e che recentemente ha ingrandito il suo catalogo aggiungendo i concetti prefabbricati a buon mercato. Ciò significa case a 1250 dollari per i rifugiati, dotate di tutto il necessario (addirittura dei pannelli solari). E il bello è che la casa viene assemblata in circa quattro ore, e questo vuol dire sostituire una tenda con un’abitazione resistente e in sicurezza.

Giappone su tutti

Ma non solo la Svezia. Infatti, spostandosi di parecchi chilometri, fino in Asia, troviamo il Giappone che fin dalla nascita del fabbricato è ai primi posti tra i candidati papabili come Paesi guida dnella realizzazione di edifici prefabbricati. La sua grandezza nel settore è dovuta scuramente a motivi economici e a una lunga tradizione, visto che già dagli anni Sessanta del Novecento presentava aziende costruttrici di grande produttività ed efficienza. Tra queste c’è l’insospettabile Toyota – meglio nota sicuramente come casa produttrice di automobili – che dal 1975 produce legno, fatturando ben 260 miliardi di dollari.

La ditta giapponese produce case prefabbricate a costi molto permissivi, partendo da duecentomila dollari e arrivando a non oltre ottocentomila, con garanzia sessant’anni e realizzazione completa in meno di un mese. Come sappiamo, Toyota è da sempre attenta all’ambiente (se pensiamo che è leader anche nel settore delle auto ibride ed elettriche e tra le prime ad aver prodotto in serie un auto a idrogeno). La sua politica si basa su tre fondamenti:

  • Utilizzo esclusivo di materiali ecologici;
  • Ridurre e ridimensionare gli sprechi;
  • Cercare nuove partnership commerciali con aziende impegnate nel green.

Ma l’Impero d’Oriente non conta solamente su Toyota, anzi. Il Giappone si presta come terra d’esempi positivi per quanto riguarda la bioedilizia. Per esempio c’è Muji, un produttore dall’importanza enorme nel mercato giapponesi e famoso per costruire abitazioni prefabbricate dallo stile minimal e per abbattere sempre gli sprechi. Muji divenne molto famosa qualche anno fa, quando diede la possibilità ad alcune persone di testare la sua Window House per circa due anni senza pagare affitti di sorta e chiedendo in cambio opinioni costruttive riguardo la loro esperienza. Tale Window House è un’abitazione di ottanta metri quadri, disposti su due piani e presentante finestre senza cornice per avere anche maggiore luce.

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