App: una specie a rischio di estinzione

Le app sono destinate a finire?Un’altra specie è a rischio di estinzione. Questa volta, però, si trova nell’ecosistema digitale e non in qualche foresta sperduta. Stiamo parlando delle app, l’ultima generazione di software per dispositivi mobili: da quelle per collegarsi a internet fino alle applicazioni per trovare parcheggio sotto casa potrebbero essere presto solo un ricordo. A mandare a breve in pensione le icone colorate sul nostro telefonino, infatti, potrebbe essere WebAssembly, un nuovo linguaggio di programmazione: con questo sistema si progettano web app, cioè servizi per i dispositivi mobili che non richiedono l’installazione di una applicazione, ma solo di cliccare su un link in una pagina web.

Le web app non occupano spazio sulla memoria e dovrebbero garantire le stesse cose di una app tradizionale. Inoltre non saranno più vincolate a mercati virtuali come Play Store o Apple Store, dove oggi si acquista e si scarica la maggior parte delle applicazioni per dispositivi mobili. È presto per dire se sarà un successo o un flop clamoroso, ma i segnali di stanchezza verso il mondo delle app ci sono tutti. Nel 2016, su scala globale, è stato infatti scaricato il 20 per cento di app in meno rispetto all’anno scorso. Gli unici a crescere, in termini di numero di installazioni su smartphone e tablet, sono Uber (applicazione per il trasporto privato) e Snapchat (il social network preferito dai millenials, i ragazzi nati tra il 1985 e il 2000).

Per il resto è un bagno di sangue: il numero di download di Facebook, YouTube, Twitter, Messenger e altri big sono scesi quasi di un quarto. Una tendenza negativa generale, che si conferma anche in Italia, dove solo 1 persona su 10 scarica una nuova app ogni mese secondo un’indagine di ComStore e SenseMaker. Certo, consumiamo molti più contenuti sui dispositivi mobili rispetto agli americani, ma sempre sulle stesse applicazioni: Whatsapp e Facebook.

Basterà un semplice clic

Le applicazioni per smartphone e tablet hanno sostituito il web, inteso come le pagine dei browser Chrome, Mozilla, Safari ed Explorer. Dal telefono, per consultare il nostro profilo Facebook per esempio, è più comodo accedere dall’applicazione piuttosto che andare sulla pagina esterna del social network su internet. Sui dispositivi mobili, in altre parole, le app si comportano come “isole”, dove la connessione è limitata alle funzioni e ai contenuti dell’applicazione. Per provare a cambiare le carte in tavola, i colossi del settore come Microsoft e Google stanno sperimentando questo nuovo linguaggio di programmazione, WebAssembly, che consentirà di accedere ai servizi delle app senza ricorrere a installazioni sul telefono. Con le app di nuova generazione programmate con WebAssembly si dovrebbe scardinare l’attuale monopolio delle piazze virtuali di Apple e Google, liberando l’accesso ai servizi delle app con un semplice click su un link, che non comporta nessun trasferimento di dati sul telefono. A marzo di quest’anno si è tenuta la prima dimostrazione di come funziona WebAssembly: una delle più interessanti innovazioni è l’abolizione degli odiosi aggiornamenti, una specie di condanna per ogni proprietario di uno smartphone. Spesso partono in automatico e rallentano tutta l’operatività del dispositivo.

L’app per parlare con i morti

Tra le proposte emergenti del mercato per i dispositivi mobili ci sono le app “commemorative“. L’ultima è Luka, progettata da una start-up di San Francisco (Usa) che crea un avatar delle persone scomparse. Il software ospita un sistema di intelligenza artificiale che cataloga tutte le comunicazioni come sms e interazioni sui social network tra il telefono e la persona defunta per poi riproporle nelle conversazioni.

Alt a bug e crash

«Oltre ad aggiungere nuove funzioni, possiamo risolvere anche quelli che nel linguaggio informatico si chiamano buge crash» spiega Carlo Moretti, Ceo di Rawfish, partner per le tecnologie mobili delle principali compagnie italiane e promotore di un incubatore per start-up che sviluppa app. «I bug insetti in italiano, sono veri e propri errori nella scrittura del software, che pregiudicano le performance della app. Si possono verificare per esempio dei crash, le interruzioni senza preavviso del servizio che nascono dall’incompatibilità tra software, app e hardware».

Difficile pensare a un linguaggio di programmazione senza delle debolezze, ma con le nuove app di WebAssembly il problema potrà essere risolto direttamente sul programma, che si presenterà all’utente già aggiornato. «Oggi l’universo delle applicazioni è diviso in due grandi famiglie: Android di Google e iOS di Apple, i due principali sistemi operativi con i relativi mercati virtuali», aggiunge Moretti.

MEM «iOS è un ambiente chiuso, dove per sviluppare e immettere nel mercato nuove applicazioni è necessario acquistare una licenza e superare il controllo sistematico che Apple effettua sui prodotti offerti. Le app di iOS funzionano solo sui dispositivi mobili Apple. Android è invece un sistema open source: cioè si può utilizzare liberamente per progettare nuove applicazioni che potranno essere scaricate da dispositivi di produttori diversi. Pur essendo un vantaggio, questa “apertura” genera una forte instabilità delle applicazioni, che devono essere aggiornate spesso a causa dei numerosi bug

Mappe di calore

Per migliorare l’efficacia di una app si ricorre a “mappe di calore” simili a quelle delle previsioni meteo», prosegue Moretti. «Sono programmi di rilevamento statistico che tracciano i comportamenti degli utenti nelle applicazioni, i percorsi che fanno, cosa scelgono dai menù. In base ai passaggi effettuati e ai clic, il programma crea una mappa con zone calde, cioè quelle più richieste dagli utenti, e quelle fredde, che indicano le aree meno frequentate».

Grafica in evoluzione

Le mappe di calore o limi map, progettate negli anni Novanta per studiare l’andamento giornaliero delle borse finanziarie, oggi sono quindi impiegate per registrare i clic, i movimenti del mouse e le modalità di consultazione di un sito o di una app al fine di migliorarli. In questo processo. rientra anche la grafica.

La scienza che studia la grafica e le modalità di interazione delle app con gli utenti si chiama Interaction Design e viene insegnata in diverse università italiane. Alcuni simboli non sono mai stati cambiati da decenni: sono il triangolo rovesciato, il quadrato e le due parallele che corrispondono nel linguaggio universale ai comandi play, stop e pausa: «Sono diventati un vero e proprio alfabeto», conclude Moretti, « e sono rimasti gli stessi dall’epoca dei primi elettrodomestici perché per alcune tecnologie si segue il cosiddetto “principio di consistenza”: se un’azione è già codificata e accettata dalla comunità, a si continuerà a usare». Viene da chiedersi allora se anche la moda delle app resisterà ai cambiamenti o verrà rimpiazzata da nuove tecnologie.

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